FRANK POLACCHI 4tet - WHISPER

 

L'espandersi del jazz verso altri stili cominciò molto presto, sia verso la musica classica con Gershwin, Copeland, la Third Strem di Schuller, Bernstein Dave Brubeck che verso la musica popolare, con lo stesso Gershwin, a partire dalla sua "When You Want 'Em You Can't Get 'Em" fino e vere proprie canzoni sotto l'egida della newyorkese "Tin Pin Alley".

Nella seconda parte degli anni 60 Il jazz si avvicina alla musica più popolare del momento, il rock e nasce il cosiddetto "jazz-rock".

Il “jazz-rock” è stato un significativo, vero e proprio movimento musicale, nato nel finire degli anni 60 che si è sviluppato progressivamente da allora, particolarmente nell’arco degli anni 70, ed è tuttora vivo più che mai.

“jazz-elettrico”, è il sinonimo di quello che è ben più di uno stile musicale, nato con lo storico incontrarsi di 2 “giganti” espressivi del secolo scorso, il jazz ed il rock.

Il jazz-rock ha avuto negli USA come “padre fondatore” il “sommo” Miles Davis, insieme ad altre enormi personalità quali Chick Corea, Herbie Hancock, Keith Jarrett, Wayne Shorter, Gary Burton, Billy Cobham, Stanley Clarke e così via.

In Europa abbiamo avuto l’antesignano dello stile, Brian Auger, poi Zawinul, John McLaughlin, Soft Machine, Nucleus, Ian Hammer, Miroslav Vitous e via dicendo.

In Italia abbiamo avuto Perigeo, Area, Napoli Centrale ed in particolare gli “arti & mestieri”, dalla città di Torino. Proprio in Torino, partendo con gli arti & mestieri, dall’inizio degli anni 70 si è messo in atto un vero e proprio interscambio di musicisti provenienti dalle aree del jazz e del rock, tanto da farne uno stile, una peculiare caratteristica torinese, definita da parte della critica come “scuola jazz rock torinese” e da qui è nata l’idea della “Turin Jazz Rock School”, siglata TJRS, una etichetta che riunisse più musicisti in questa direzione artistica comune.

L'etichetta torinese riunisce in se le più varie "modalità di abbinamento" del jazz con il rock, estendendosi alla fusion, conglobando elementi funk, R&B, latin jazz, e non solo, coinvolgendo in più sensi la cosiddetta "song".

In questo contesto arriva la musica del Frank Polacchi 4tet nella Turin Jazz Rock School.

La formula canzone è quella che la band privilegia negli 11 brani che sanciscono il repertorio del loro album di debutto "Whisper",.

La musica della band oscilla dallo "smooth jazz" al cosidetto "crossover jazz"., ossia semplicemente in alcuni momenti evidenzia l'essenzialità nello "smooth jazz" enfatizzando la song e la melodia della stessa, con di base "il feeling jazzistico" in altri si apre di piu' a "comping" ed improvvisazioni piu' jazzistiche come nel piu' tipico "crossover jazz", sempre mantenendo una coerente logica costruttiva e compositiva come song.

E questo con Frank Polacchi, si manifesta spesso all'interno della stessa song.

Musica raffinata, colta, ma sempre diretta, comunicativa ed espressiva.

il brano si apre con "Livin' Lovin'", il cui testo sembra essere il manifesto espressivo di Frank Polacchi e della band.

Da subito vien fuori la varietà "all'interno della song", che caratterizza tra l'altro la musica della band, con una marcata dose di creatività imprevedibilità, non potendo mai saper dove si indirizza l'arrangiamento, mantenendo costante l'attenzione.

Si arriva quindi al "singolo" "I'll give it all up to you" che da subito esalta l'impatto della voce di Frank Polacchi, autore e leader della band, con un affascinante melodia che in una prima strofa di largo respiro si trasforma man mano con un groove più fitto, fino all'atteso ritornello con coro femminile a cui fa seguito il solo del trombettista Paolo Testa, seguito a ruota dallo "scat solo" di Frank, anche tastierista della band.

Gli assoli di Paolo Testa e Frank polacchi, non sono mai invadenti ma sempre intensi.

Sorregge il tutto la solida base ritmica con Raffaele Fontana e Claudio Nicola, che al contrabbasso si cimenta nel disco spesso volentieri in linee di basso "energiche" funk e Soul, contribuendo sensibilmente al "calore della band".

 

"The Fool On The Hill" esalta più di ogni altro brano del disco la capacità di arrangiare della band.

La versione del classico “Beatlesiano” acquista nuova vitalità , nei cambi di tempo e colore che la band ha "dipinto" nel brano.

 

"Use it" si avvicina intelligentemente, con molta cautela al "para-jazz" del rap.

 

"Dindalo" è un momento più esotico, in un brano strumentale con un carattere più percussivo, che da maggior spazio a Raffaele Fontana, con un "wind ambient " di base,

 

"Daddy's Eyes" è uno strumentale con u un tema che ha un colore tipicamente "spanish" la cui "tensione tematica" si risolve con un'apertura nella frase finale del tema, al 60's jazz, alla "solid bop" di Hancock o Horace Silver, dove si stabilizzano gli assoli.

 

"Strange" è un nuovo "laid back" nel groove e nel tema cantato, nella linea espressiva che caratterizza il singolo della band

 

In "whisper" il riff iniziale della tromba diventa melodia base del brano, con le sue variazioni, ma niente è mai da dar per scontato con questa band, che presto trova il modo di una variante di arrangiamento come in questo brano, mantenendo viva sempre l'attenzione di chi ascolta.

 

"My crazy love" è la ballad che a questo punto si stava aspettando, ma è mai ovvia, anzi, con un'atmosfera stupenda di... camminata notturna nella 52a strada, con una sorta di cangiante traffico intorno, con quella frase piano/tromba, come tratta da un film di James Bond che aggiunge la giusta nota di mistero al brano.

 

"Max Roach" è una vera chicca! il brano che più di ogni altro colpì il produttore Beppe Crovella, all'ascolto dell'album

il brano è una grande idea, è un brano che in tempi "non sospetti" quando la musica strumentale, orchestrale vedi Quincy Jones, o Stan Kenton, per non dire Neal Hefti o Nelson Riddle.

"max Roach "negli anni 50/60 avrebbe tranquillamente potuto diventare un hit con le sue caratteristiche di freschezza, immediatezza, feeling, impatto al primo ascolto!

 

Il brano finale "Black Hole Sun" in una atmosfera alla Vannelli, cuce una intelligente melodia su di un calzante ritmo che lascia espandersi l'armonia mai invadente sino a raggiungere il mood finale che è il momento più jazz-rock" di tutto il Cd.

 

Un album di classe, raffinato, ricco di feeling e di imprevedibilità, un album che "si vive" da capo a fondo.

Come un respiro "whisper" ti suggerisce emozioni con gusto ed intensità